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6. 3. 2026 - 10. 4. 2026

ARIANNA ELLERO: MOVIMENTO INCESSANTE, pittura

Mestna galerija Nova Gorica
6. 3. 2026 - 10. 4. 2026

ARIANNA ELLERO: MOVIMENTO INCESSANTE, pittura

Mestna galerija Nova Gorica
Stagione espositiva 2025/26

 

Mostra: 6 marzo – 10 aprile 2026

Inaugurazione: venerdì 6 marzo 2026, ore 19.00

 

Musica: Stefano Pilia, dal album The Suncrows Fall And Tree

 

L’artista italiana Arianna Ellero, originaria della provincia di Udine, presenta per la prima volta le sue opere nella nostra galleria con un ciclo di dipinti realizzati nel suo più recente periodo creativo. La sua ricerca pittorica si fonda su raffinate composizioni cromatiche, in cui l’indagine si concentra sugli elementi autonomi del linguaggio visivo – colore, luce e forma – attraverso i quali esplora i confini tra immagine, percezione e rappresentazione visiva. Con una sensibilità ormai distintiva, Ellero approfondisce la relazione tra lo spazio visivo in continua trasformazione e il mondo emotivo, aprendo e ampliando nuove dimensioni associative. Le sue tele si fanno portatrici di emozioni fluide coinvolgendo lo spettatore a un livello profondamente intuitivo. La mostra offre uno sguardo sul percorso evolutivo dell’artista e sulla sua visione sofisticata dell’arte contemporanea.

Catalogo

 

Mestna galerija Nova Gorica
Trg E. Kardelja 5
5000 Nova Gorica

 

Orari durante la mostra
Lunedì – venerdì: 9.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00
Sabato: 9.00 – 12.00
Chiuso la domenica e i giorni festivi.

 

Informazioni e contatti
T: 05 335 40 18
E: mestnagalerija@kulturnidom-ng.si

 

IMMAGINI SENZA ALCUN FILTRO

Daniele Capra

 

 

Un cosmo dentro uno studio

I lavori di Arianna Ellero prendono forma dalla necessità interiore di agire e dal confronto quotidiano con le opere nello studio, che è allo stesso tempo uno spazio di azione, di meditazione e di protezione dall’invadenza del mondo. Ma è prima di tutto un luogo particolarissimo in cui accadono solo le cose che l’artista vuole far accadere: è il suo regno e il suo universo, che lei ha costruito e dal quale risulta in parte modellata. In quel contesto Ellero è l’unico soggetto che può esprimere una volontà ed è in grado di imporre, in forma assoluta, il proprio ordine. E nel contempo lo studio è anche un rifugio che attira e protegge l’artista, uno spazio di autoterapia e dialogo in cui si manifestano le opere, cioè tutte le possibili proiezioni della sua identità. Con esse può instaurare un dialogo libero e sincero, senza alcun limite di tempo, senza la paura di cambiare idea o di potersi contraddire. Il suo studio è un laboratorio del possibile, un territorio in cui le opere nascono e continuano a essere trasformate fino a quando raggiungono uno stato di autonomia dall’artista, come delle figlie ormai mature e indipendenti. Ma c’è ugualmente un rapporto viscerale e personale con ciascuna di loro, un senso di appartenenza, unità e fratellanza fuori del comune. Ogni opera, inevitabilmente, veicola una parte dell’artista, è un ritaglio di un cosmo personale che, come quello in cui viviamo, è in continua e vorticosa espansione.

 

Accadimenti di pura pittura

Gli spazi postindustriali in cui lavora Ellero sono fisicamente dominati dalla luce e dalla presenza del paesaggio della campagna friulana, che entra a ritagli dalle vetrate. Ma tutto questo pare non riverberare direttamente sul suo lavoro, poiché è lecito immaginare che l’artista guardi fuori, verso i campi, solo nelle pause tra una sessione di lavoro e un’altra. Le sue opere nascono infatti da un confronto quotidiano con la tela, una sfida a tu per tu in cui è fondamentale concentrare lo sguardo sulla superficie. La pratica di Ellero è fondata sul far accadere degli ‘eventi pittorici’ che poi lasciano una traccia sulla superficie in una forma stabile e compiuta, non più bisognosa di modifiche o di aggiunte. L’elemento centrale del suo lavoro è far interagire le forze in campo, rimescolarle, stratificarle e, dopo continui cambiamenti, lasciarle definitivamente depositare, arrivando a creare delle strutture di senso autosussistenti. Il metodo di lavoro è selettivo e centripeto, poiché condensa l’attenzione quasi esclusivamente sul colore e sul gesto, spingendo ad accantonare ogni altro aspetto. Nel suo studio, infatti, non accade altro che ‘pura pittura’, mentre tutti gli altri fenomeni sono irrimediabilmente transitori e destinati a passare inosservati.

 

Pittura come sismografo

I dipinti di Ellero sono originati da un’intensa necessità psichica e da una forte spinta al confronto con l’altro e all’azione che la pittrice riversa sull’opera. Nulla però di ciò che lei fa accadere sulla tela è direttamente riconducibile alla realtà per come la conosciamo. L’artista non preleva e distilla porzioni grandi e piccole del visibile a noi noto, ma trascrive processualmente, attraverso un lavoro quotidiano sincero, onesto e operaio, una realtà ulteriore che lei avverte, e che solo grazie a lei è possibile conoscere. I suoi lavori sono una sorta di racconto emotivo, ma non c’è descrizione, non c’è narrazione diretta, non vi sono personaggi. Tutto avviene infatti attraverso una trasposizione con un altro codice espressivo, di natura aniconica, in cui liberamente l’immagine non corrisponde ad altro che a se stessa; e allo stesso tempo, invece, risponde alla sua esclusiva logica interna che l’artista ha esplorato e poi programmato nel proprio studio. Nella pratica di Ellero il dipinto può essere infatti immaginato come un sismografo che traccia e registra con accuratezza una particolare condizione psicologica: ciò avveniva in passato durante le sessioni performative pubbliche dal vivo, in cui l’artista realizzava delle trascrizioni pittoriche a partire dalla musica; e ciò accade anche nel suo lavoro più recente, nella calma del proprio studio, quando l’introspezione nasce dalla distesa tranquillità della solitudine.

 

Processi e nudità

La ricerca di Ellero è riconducibile a grammatiche astratte di matrice processuale e informale, che nascono da una grande sensibilità nei confronti della materia cromatica (aspetto testimoniato anche dal fatto che l’artista si produce personalmente il colore per realizzare i dipinti a partire dai pigmenti). La componente centrale della sua pratica è la stessa azione di dipingere: l’esecuzione delle pennellate, la realizzazione di trame cromatiche e di sovrapposizioni di livelli sono parte dei contenuti su cui l’artista ci invita a confrontarci. Il colore è impiegato dall’artista in forma istintuale, funzionale a suggerire a chi guarda una particolare condizione emotiva. La mediazione del colore e della tecnica esecutiva rende il contenuto espressivo ampio e polisemico, tanto più perché non è rivolto all’osservatore in forma diretta ed enunciativa, ma come una domanda aperta mirata a stimolare una reazione personale. Lo spettatore è invitato a misurarsi direttamente in prima persona con il dipinto in sé senza alcun filtro, senza barriere di tipo linguistico o limiti dettati da immaginari di ordine figurativo: dipinto e osservatore sono uno di fronte all’altro a osservarsi l’un l’altro, entrambi candidamente nudi.

 

 

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